Alle urne per le elezioni politiche italiane 2022
Vegliare pensando che eventualmente astenersi dal voto, colti da amarezza e sconcerto, in democrazia può essere un segnale e un atto politico necessitato, dopo 40 anni di voto convinto, e alzarsi per avere l’unica conferma: gli autoproclamatisi più diversi e più onesti sono i più uguali. Ai peggiori. E ti vengono in mente certi versi profetici di Sandro Penna.
Vegliare pensando che Draghi è il plutocrate male del mondo, e alzarsi per confrontarlo con quello con il ciuffo tirabaci, la polo blu e le scarpe da tennis bianche che ha governato con gialli, verdi, azzurri, rossi, rosati, blu e perfino indaco. Ma che piace tanto. Dunque, rimettersi a letto. Senza Letta. Come non ci fosse domani.
Vegliare pensando che Putin era amico o amicone di tutti, ma che è fascista e pure comunista, che Zelenski fa l’attore, l’eroe, il resistente, che è amico di tutti ma che è nazista (dicono) e occidentale, liberale e atlantista, che c’è un aggressore e un aggredito, che i torti diventano ragioni e le ragioni torti. Che tutti hanno l’atomica pret a porter. E ti alzi scoprendo che abbiamo parlato mesi delle armi da mandare in Ucraina. Ovvero, del quasi nulla. Mentre la gente muore.
Vegliare sul destino del terzo polo degli antipatici, alzarsi, recarsi al cesso e allo specchio scoprire che le tue fattezze assumono pian piano il soma di Travaglio. Indi, Carletto e Renzino ti appaiono potabili, irresistibili. Mister simpatia. Persino votabili. Per fortuna, non ti alzi.
Vegliare pensando che chi scrive anche solo due righe sul profondo, esiziale, concetto di voto utile è un essere inutile. E prima che scatti la terza riga intera, lasci volentieri il primato a Travaglio.
Vegliare pensando che chissenefrega chi vince, però ha la sua importanza, che tanto vince il centro destra, anzi il destra centro, che decidono gli elettori, che anche Hitler è stato eletto, che tutti parlano e tifano e vomitano, che votare è un diritto e un dovere ma non hai ancora capito se prevale l’uno o l’altro, che se Pd, Cinquestelle, sinistre plurali (che dunque non sono il Pd), i bravi, i giusti, i buoni, avessero copulato sarebbe nato un bellissimo pargolo nella luce diafana, in grado di battere il fascismo, il nazismo, il razzismo, il nazionalismo, il sovranismo, il populismo, la povertà, il turboliberismo e l’ultracapitalismo, la guerra, la fame e alzarsi per scoprire che dopo tre giorni non è risuscitato, il pargolo. Manco dopo tre ore.
Vegliare incubando l’agenda Draghi, introvabile. Pare fosse di cuoio bordeaux con gli angoli in stoffa grigio fumo di Londra. Fantasticando Lauretta che canta Bella Ciao su base acid, restando per 6.000 settimane in cima alla hit parade. Dialogando con Scarpinato, Di Matteo, Ingroia, Lodato, Berizzi, frizzi, lizzi, scarabizzi e miserizzi. Poi, arriva il fantasma di Sciascia. E tutti zitti, zittizzi. Che bell’alzarsi.
Vegliare fissando l’immagine della Meloni. Non hai fremiti, nè turbamenti, nè bagliori erotici, nè sussulti eroici. La Malfa e Berlinguer, Nenni e De Gasperi si fanno i cazzi loro. Al massimo, vegliano anch’essi. Affranti, ma solo perché si sono rotti le palle di spiegare ai loro nipotini che più getti merda sui cattivi, più la merda seppellisce te e fa fiorire diamanti sui cattivi. Alziamoci, or dunque, sulla tavola la giornata è radiosa: i Rigoli del Mulino Bianco e l’orzo Nestlè, macchiato al vetro, ti sorridono. Metti la Lacoste, infili le Adidas, carichi l’IPhone 14. Viva il capitalismo!
Vegliare pensando che il pluriindagato, monocondannato, perseguitato, pregiudicato riabilitato, pluriassolto e multiarchiviato vegliardo di Arcore (quello a cui Gratteri faceva i complimenti per le leggi frusta-boss e a cui Grasso voleva appioppare un premio antimafia) non farà il presidente del Senato, ma sfiori l’orgasmo immaginando il suo ghigno quando vi rientrerà. Ti alzi, e pensi che arriva il momento della pensione per tutti. Ma per Silvio, non prima di un busto in platino nella buvette di Montecitorio.
Vegliare pensando che i giornaloni, i giornalini, i giornali, la politica…poi ti alzi e ti ridici che il giornalismo è morto e la politica pure. E che Travaglio, pare, abbia una ditta di pompe funebri.
Vegliare, arrovellato tra i dubbi, sbomballato nelle aporie, macerato sui rodimenti, avviluppato dentro gli ossimori, smerigliato lungo i vasti programmi e concentrato sui minimi obiettivi. Poi ti alzi e vedi la luce: capisci che devi andare al seggio, portarti la meglio molletta con le iniziali di Indro e fare esattamente, scientificamente il contrario di ciò che dice, scrive e pensa Travaglio. Accada quel che accada. Esci dal seggio, finalmente sei sveglio. E surfi gaio. Sul vuoto.
Ilgiuliante
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